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Le pendici più basse della montagna testimoniano la presenza dell’uomo ed il suo
rispettoso intervento: piccoli appezzamenti agricoli, dove i proprietari svolgono antiche
attività coltivando la vite, l’ulivo ed altri alberi da frutto, dedicandosi inoltre alla pastorizia ed all’allevamento, costruendo palmenti e oleifici, ripari per gli animali e rustiche casette con muri a secco. Nel Parco dei Nebrodi, istituito nel 1993, che si trova nella parte nord occidentale del territorio randazzese, d’estate il clima è più fresco, d’inverno nevica e le abbondanti piogge favoriscono una ricca vegetazione. L’esistenza di tanti ruscelli, corsi d’acqua e laghetti, profonde vallate e alte montagne, evocano sorprendenti paesaggi di romantica memoria e, soprattutto, in contrasto con la tradizionale immagine di una Sicilia totalmente arida.
A tutela della Valle dell’Alcantara, che Randazzo domina per la sua posizione e per la centralità dei servizi offerti, è sorto nel maggio del 2001 l’omonimo Parco Fluviale, che comprende tutto il suo bacino fluviale: 46 km, dalle sorgenti (Floresta) sino alla foce (Calatabiano). Primo esempio di Parco Fluviale in Sicilia e viva testimonianza di come il rispetto ambientale possa coniugarsi felicemente con lo sviluppo sostenibile di tutta un’area, che interessa la porzione di territorio a cavallo fra le Province Regionali di Messina e Catania. Numerosi i sentieri ed i percorsi che, seguendo le sinuosità del fiume, conducono in luoghi suggestivi e, a volte, splendidamente selvaggi, come le celebri Gole, una spettacolare scultura naturale creata dall’azione dell’acqua nel corso dei secoli. La lava e l’acqua. La montagna ed il fiume. L’Etna e l’Alcantara. Questo l’eterno gioco e contrasto degli elementi naturali che fanno di Randazzo una città da vivere e scoprire giorno dopo giorno.
L’economia randazzese, sino a qualche decennio fa, si reggeva sull’agricoltura e sull’artigianato. Il territorio, ai fini agricoli, veniva quasi nettamente diviso in due ampie zone dal fiume Alcantara: in quella di mezzogiorno, dove predominano i terreni di natura vulcanica, si riscontrano terreni coltivati a vigneto, oliveto e frutteto, oltreché a terreni sterili per loro natura, a boschi cedui, ad alberi di castagno e di alto fusto, mentre nella zona settentrionale le coltivazioni erano costituite in massima parte da cereali e leguminose, estese sino alle zone sia di levante che di ponente dell’abitato. Tutta la zona a nord dell’Alcantara, inoltre, per la presenza di pascoli e di terreni incolti, bene si presta per lo sviluppo zootecnico.
La storia Secondo lo storico randazzese, arciprete e canonico don Giuseppe Plumari ed Emmanuele (1770-1851), sacerdote colto che dedicò l’intera sua vita a dare memoria storica a questa città, Randazzo sarebbe la risultanza di una preesistente pentapoli: Triracia, Triocala, Tissa, Demena e Alesa. Esse, distrutte nel periodo delle guerre civili di Roma, sarebbero rinate ad opera dell’imperatore Ottaviano in quella cittadina che sarà poi Randazzo la quale, appunto, trarrebbe il suo nome dalla corruzione del nome Triracium, divenuto prima Rinacium, poi Ranacium ed infine Randacium, da cui Randazzo.Secondo lo storico Michele Amari, invece, Randazzo sarebbe sorta nel medioevo ed il suo nome, di origine bizantina, deriverebbe da un Rendakes o Randas, governatore bizantino della vicina Taormina nel sec. X, il quale apparteneva ad una nobile famiglia di Atene, imparentata nientemeno che con l’imperatore di Costantinopoli o Bisanzio.