Le origini della città

                                      a cura di Giuseppe Portale

Come molte città della Sicilia, le origini si perdono nella notte dei tempi e, come tradizione ottocentesca, ognuno voleva dare alla propria città nobili origini, se non proprio "divine".
A questa regola non scritta, non sfuggono neanche i nostri storici locali di quel periodo.
La Città di Randazzo, secondo lo storico randazzese, arciprete e canonico don Giuseppe Plumari (1770-1851), sacerdote colto che dedicò l’intera sua vita a darne memoria storica, sarebbe il risultato della fusione di una preesistente pentapoli: Triracia, Triocala, Tissa, Demena e Alesa.  Esse, distrutte nel periodo delle guerre civili di Roma, sarebbero rinate ad opera dell’imperatore Ottaviano in quel sito che sarà poi Randazzo; la quale, appunto, trarrebbe il suo nome dalla corruzione del nome Triracium, divenuto prima Rinacium, poi Ranacium ed infine Randacium, da cui Randazzo.

Secondo lo storico Michele Amari, Randazzo sarebbe sorta nel medioevo ed il suo nome, di origine bizantina, deriverebbe da un Rendakes o Randas, governatore bizantino della vicina Taormina nel sec. X, appartente ad una nobile famiglia di Atene, imparentata con l’imperatore di Costantinopoli.

Un’altra teoria popolare, invece, che qui si riporta solo per completezza d’informazione, vorrebbe che il nome della città di Randazzo derivi dal termine dialettale “rannazzu”, che significa “molto grande”, per indicare un insediamento molto esteso.
Stando alle testimonianze degli storici e dei geografi della Sicilia antica (fra si annoverano Tolomeo, Cluverio, Mario Domenico Nigro, Giovanni Alfonso Borelli, Emmanuele La Monaca ed altri), confermate dai reperti archeologici provenienti dalle contrade Sant’Anastasia, Mischi, Jannazzo e San Teodoro, si può affermare che nel territorio di Randazzo, proprio nelle zone appena citate, esistettero, senza alcuna ombra di dubbio e fin dai secoli più lontani, insediamenti abitati da popolazioni di origine greca, ben amalgamatesi con quella indigena, cui, successivamente, se ne aggiunsero altre di origine latina, come peraltro riportato dallo storico Francesco Onorato Colonna, dei duchi di Cesarò e marchesi di Fiumedinisi, nella sua “Idea dell’antichità di Randazzo”, pregevole manoscritto del 1724 di cui si conserva copia presso la Biblioteca Comunale di questa città.

Con la conquista musulmana della Sicilia, per sfuggire alle incursioni degli arabi che dalla costa ionica si spingevano verso l’interno risalendo lungo il fiume Alcantara, gli abitanti di quelle contrade dovettero necessariamente abbandonare i loro villaggi per trovare maggior sicurezza spostandosi verso ponente, e precisamente laddove oggi si trova la città, in quanto la zona era ben protetta da un alto ciglione lavico preistorico, dal fiume Alcantara e da una grande palude ad ovest.
E sempre a proposito d’incursioni arabe, ad una di esse è strettamente collegata la storia della nascita dell’attuale Basilica di Santa Maria, in pieno centro cittadino.
Narra, la leggenda, che nel territorio dove ora sorge il quartiere di Santa Maria fosse fiorente, nei tempi antichi, una comunità di cristiani, i quali avevano una singolare pietà verso la Madre di Dio, di cui veneravano una bellissima icona.
Al sopraggiungere delle persecuzioni musulmane, i buoni fedeli si rifugiarono in una grotta sulle balze dell’Alcantara, dove portarono l’immagine della Madonna.
La persecuzione, purtroppo, infierì sempre più violenta e, pertanto, pensarono di disperdersi abbandonando quel sacro luogo, testimone della loro pietà. Non volendo, però, che la venerata immagine venisse profanata dagli infedeli, credettero opportuno, prima di scappare via, chiudere con un muro l'ingresso della grotta medesima e, come ultimo atto di amore filiale, vollero accendere un lumicino, quasi a simboleggiare il loro amore e la loro fede. Dopo molti anni, o secoli addirittura, in una buia giornata invernale, un pastorello intento ad accudire al proprio gregge fu improvvisamente attratto dall’intermittente brillare di una fiammella, che traspariva da un’anfrattuosità della roccia lavica. Incuriosito, si avvicinò, applicò il suo occhio alla fessura e, con grande meraviglia, vide una sfavillante fiammella che, a memoria sua e di tutti gli abitanti della contrada, nessuno aveva mai acceso.
Era la stessa che gli antichi buoni cristiani avevano lasciata accesa dentro quella grotta, davanti all’immagine della Madonna. Subito si gridò al miracolo e, da questo ritrovamento, pieni di entusiasmo i nuovi fedeli vollero sullo stesso posto costruire una chiesetta che, dapprima in legno, venne successivamente ampliata lungo il corso dei secoli, fino a diventare quel magnifico e ricco tempio che possiamo ammirare ancora oggi: la Basilica di Santa Maria.    
Gli Arabi rimasero in Sicilia per circa tre secoli, fino a quando i Normanni, al seguito del Gran Conte Ruggero, riuscirono a sconfiggerli e a cacciarli dall’isola.
Quando i Normanni giunsero a Randazzo, un altro gruppo etnico del Nord Italia, i Lombardi, si unirono alle precedenti popolazioni, ma non si amalgamarono con esse.