A cura della dott.ssa Maristella Dilettoso

Le mura e le porte

Randazzo era circondata da una cinta muraria lunga circa 3 Km, probabilmente di epoca sveva, con 8 torri e 12 porte, visibile ormai solo per brevi tratti. Rimangono oggi soltanto una torre (il Castello) e quattro porte.

Porta Aragonese:
si apre sul tratto più lungo delle mura superstiti, e deve il suo nome al fatto che Re Pietro d’Aragona, restaurandola assieme alle mura, vi fece apporre, accanto allo stemma di Randazzo, il proprio e quello della moglie Costanza, tuttora visibili. Detta anche Porta di San Giuliano, o più comunemente «Porta ‘o mustu», perché nei suoi pressi avevano stanza i doganieri addetti al controllo dei prodotti che entravano in città.

Porta San Martino
su un breve tratto residuo di mura, è detta anche Porta Palermo, o Porta San Cristoforo, dall’immagine del Santo che un tempo vi era affrescata, poi scomparsa, ma sostituita nel 1983 da una composizione in ceramica policroma del prof. Nunzio Trazzera.

Porta San Giuseppe
è una posterla che si apre alla sommità di una breve scalinata, in prossimità del luogo dove sorgeva un tempo l’omonima chiesa.

Lungo via S. Margherita si trova la Porta Pugliese, altra posterla prospiciente le balze deIl’Alcantara.

Chiesa di Santa Maria

L’attuale assetto della Basilica è il risultato di contributi architettonici che vanno dal XIII secolo fino al 1863 (rifacimento del Campanile), fino ancora ai restauri dei nostri giorni. Lungi dal creare dissonanze, i diversi apporti stilistici si sono fusi in modo armonico e unitario. All’esterno, interamente realizzato in neri blocchi di pietra lavica, oltre al campanile bicromo

che svetta sulla facciata, movimentata da archetti, sculture e rosoni di arenaria, interessanti sono i due portali quattrocenteschi di nord e sud, quest’ultimo con bassorilievi scolpiti, e le absidi merlate, con alla sommità lo stemma marmoreo del paese. All’interno, dove le navate sono scandite da una fuga di nere colonne monolitiche, si ammirano:

l’affresco bizantino della Madonna del Pileri, legato alla leggenda sull’origine della chiesa,-la tavoletta «Salvezza di Randazzo» di Girolamo Alibrandi (1470-1524),
le tele:
-«Dormizione, Assunzione e Incoronazione di Maria Vergine» di Giovanni Caniglia (1548),
-«Martirio di S. Sebastiano» di Daniele Monteleone (sec.XVII),
-«Martirio di S. Lorenzo» e «Martirio di S.Agata» (Onofrio Gabrieli, sec.XVII),
-Crocifissione di Van Houmbracken (XVII sec.),
-una Pentecoste del XVI secolo, già appartenuta alla chiesa dello Spirito Santo;
-il Battesimo di Gesù, di Francesco Paolo Finocchiaro(1894),
-sei tele di Giuseppe Velasques (1750-1827): Annunciazione, Assunzione, Incoronazione di Maria V., Martirio di S.Andrea, Martirio dei SS. Filippo e Giacomo, Sacra Famiglia;


-sull’altare maggiore in marmi mischi una Madonna in trono di Pietro Vanni (1866 circa);
-il Crocifisso scolpito in legno da Frate Umile da Petralia (sec.XVII)
Il soffitto è affrescato con scene della vita della B.Vergine, di Filippo Tancredi (1682),

Chiesa di San Nicolò

La più ampia di Randazzo, risale al secolo XIII, ma ha subito vari rifacimenti: il campanile, mai ultimato per varie traversie, è del ‘700, le absidi del XIII secolo, la facciata tardo-rinascimentale, la cupola ricostruita nel dopoguerra. All’interno, si può ammirare:
   -la statua marmorea di San Nicola di Bari di Antonello Gagini (1523),
   -la Custodia del Sacramento sempre dei Gagini,
   -un Fonte battesimale in arenaria del XIV secolo,
  -un Crocifisso dipinto su tavola (XVI sec.),
  -un trittico di scuola antonelliana con la Madonna tra S.Lucia e S.Agata,

   -un retablo (XV sec.), raffigurante la Madonna col Bambino, S.Giacomo, e storie,
  -la tela del «Cristo crocigero» di Onofnio Gabriele,
  -la Trinità di Giuseppe Tomasi (1651),
  -una Madonna di marmo, gia nella chiesa di S. Domenico.

Chiesa di San Martino

La costruzione risale al secolo XIII, ma ampliamenti e ristrutturazioni vennero attuati nei secoli successivi, specialmente dopo gli ingenti danni bellici. Superbo e spettacolare il Campanile del Duecento, inalterato, a quattro dadi sovrapposti, dove si succedono, su tre ordini, coppie di finestre bifore e trifore bicrome. Fu definito dal Maganuco «un’espressione musicale, il più bel campanile di Sicilia». La facciata è tardorinascimentale, con un solenne portale al centro. All’interno, dove un recente restauro ha messo a nudo il basalto lavico delle colonne, si notano:

il Fonte battesimale in marmo di Angelo Riccio (1447),
-il Crocifisso del Matinati (1530), che secondo la leggenda non volle più andarsene da Randazzo.
-Un quadretto con la Pietà del XV sec.,
-il Ciborio gotico di marmo bianco traforato,

 -un polittico attribuito ad Antonello da Saliba (XV secolo), con la Madonna tra S. Maddalena e S. Marta,
  -una statua Madonna della Misericordia di scuola gaginesca (sec.XVJ),
  -una delicata Madonna delle Grazie in marmo attribuita a Vincenzo Gagini (1535),
 

Chiese minori e monasteri

Nel suo comprensorio Randazzo un tempo contava 100 chiese. Sulla collina dove ebbe sede il quartiere ebraico, è visibile l’ex Monastero benedettino e la chiesa di SanGiorgio, recentemente acquisito dal Comune, con la sua abside massiccia, la torre slanciata, ed il prospetto su cui si possono ancora ammirare le finestre ed il portale secentesco in pietra lavica.

Chiesa di Maria SS. Annunziata (XIV-XIX sec.):
ha un maestoso portale lavico, ed all’interno il pregevole gruppo scultoreo dell’Annunciazione (Scuderi, 1840), che viene portato in processione tutti gli anni, la prima domenica di giugno; due tele di Onofrio Gabriele, e una tavola dipinta con la scena dell’Annunciazione (sec. XVI)

La Chiesa del Collegio S. Basilio (SS. Salvatore)
annessa all’istituto dei Salesiani, con la severa facciata neoclassica del Marvuglia (1760-92) e pregevoli tele dell’800 (Patania e altri).

La Chiesa diS.Francesco di Paola
adiacente all’Ospedale dei poveri, oggi civile, rifatta dopo la seconda guerra mondiale, la Chiesa dei Cappuccini, collegata al Convento francescano, alla sommità di una lunga scalinata fuori Porta S.Martino, con una Trasfigurazione del 1612 (Lanfranco).

La Chiesa di S. Pietro
il cui impianto originario risale forse al XIII secolo, ristrutturata nei sec. XVII-XVIII: oltre a una statua di S. Pietro (1766) ospita quella dell’Addolorata, del ‘700, ed il Crocifisso ligneo del ‘600, che vengono portati in spalla dai devoti durante la suggestiva processione del Venerdì Santo. Nei pressi vi sono i resti del Convento dei Minori Osservanti e della chiesa di S. Maria di Gesù, dove si trovavano le sepolture delle famiglie patrizie. La chiesetta di San Gregorio, un tempo cappella della famiglia Fisauli, di cui è tuttora visibile il tiburio poligonale.

Fuori le mura è la Chiesa del SacroCuore
edificata negli anni fra le due guerre, nel quartiere omonimo, di recente espansione urbana e demografica, e la cui facciata, incompiuta, riproduce fiaccamente quella di S. Maria.

il Santuario di Maria SS. del Carmelo
un tempo contiguo al Convento di S. Michele dei Carmelitani, dove visse e operò nel XVI sec. Il Beato Luigi Rabatà, e in cui si venera una statua in marmo della Madonna del Carmine, di scuola gaginesca (XVI sec.).

Lungo la S.S.120, la piccola chiesa del Signoredella PietàXIII-XVI sec.,
e quella di San Vito (XIIl-XIV sec.) recentemente restaurata.

Nel centro storico, l’ex chiesa di S.Giacomo (XVI sec.)
oggi sede della scuola musicale Erasmo Marotta, la Chiesetta di S.Maria della Volta del XIV sec., restaurata assieme alla Via degli Archi, forse un tempo cappella privata, è un vano rettangolare ad una navata, con due portali a sesto acuto di diversa grandezza, la chiesa di SantaBarbara, con tele del XVII secolo, e infine, nella frazione di Montelaguardia, CristoRe, con sull’altare maggiore un pregevole pannello di ceramica policroma, raffigurante Cristo Re, ed altre opere dell’artista contemporaneo Nunzio Trazzera..

La chiesa dell’Istituto Santa Giovanna Antida
ex monastero benedettino di Santa Caterina, distrutto dai bombardamenti del ‘43 e ricostruito quasi interamente. Sopravvive nella ricostruzione il portale barocco della chiesetta omonima. Annesso all’istituto è il Museo di Scienze Naturali.

Palazzi e cose notevoli
 
Palazzo Lanza, nella via omonima. È una casa patrizia del ‘300, il poco che ne resta ci testimonia gli antichi fasti: i due portali a sesto acuto del piano terra, le feritoie, il marcapiano sostenuto da archetti pensili in bicromia, le sontuose decorazioni floreali e sculture geometriche del primo piano, con le tre bifore mitrate.
Palazzo Rumolo, sostanzialmente rifatto, ma che conserva ancora al piano terreno due sale dalle austere volte a crociera in nera pomice lavica, sostenute da colonnine con capitelli in arenaria scolpita.
Palazzo Comunale.
Ex convento dei Frati Minori Conventuali, che vi ebbero sede fino al 1866, quando a seguito della soppressione delle corporazioni religiose, venne confiscato e poi ceduto al Comune. Restaurato nel 1983, presenta al piano terra un interessante

chiostro con cisterna al centro della corte, sulla quale si affacciano due fughe di armoniose finestre serliane in pietra lavica, sul prospetto laterale una veranda ad arco con balaustra. Il prospetto che si affaccia sulla piazza antistante, là dove esisteva la chiesa di S. Francesco d’Assisi, distrutta dai bombardamenti del 1943, è stato rifatto, con criteri moderni, ma non dissonanti, sul finire degli anni ’80, mentre nell’ottobre 1992, proprio davanti all’ingresso del lato est del Palazzo, è stato collocato il gruppo bronzeo Pace, Amore e Libertà, opera dello scultore randazzese Nunzio Trazzera.


Via degli Archi

recentemente restaurata, col suo acciottolato originario in basalto lavico, la successione dei quattro archi a sesto acuto, la finestra bifora dalla colonnina tortile in marmo, da cui ci si immette in Piazza S.Nicolò, dove campeggia la statua in marmo di «Randazzo vecchio», una figura maschile nuda, circondata da tre simboli, l’aquila, il leone e due serpenti, identificata

di recente nel «gigante Piracmone», potrebbe rappresentare i tre quartieri (S. Martino, S. Nicolò, S. Maria), e quindi le tre genti (Lombardi-Greci-Latini) che formarono la città.
Palazzo Clarentano
edificato nel 1509 e ben conservato. Sul prospetto principale al piano terra vi è un portale con arco a sesto ribassato e due finestre in arenaria scolpita, una cornice marcapiano con iscrizione latina, ed al primo piano le tre bifore con una sottile colonnina in marmo. Interessante pure il prospetto sulla via Clarentano, con due portali asimmetrici, una finestra cieca di pomice vulcanica ed una di arenaria, scolpita a motivi floreali.


Palazzo Reale
edificato sotto i Normanni, pare abbia ospitato Re e Regine. Danneggiato da guerre e terremoti, ne rimane inalterato l’esterno del primo piano, dalle modanature intarsiate in pietra bicroma, motivo ornamentale ricorrente anche in S.Martino, cornicette laviche, e bifore bianco-nere con finestrina centrale. Una curiosità: sulla via laterale la finestra accecata, da cui si sarebbe affacciato l’imperatore Carlo V quando nel 1535 visitò Randazzo e si rivolse ai cittadini, nominandoli tutti “cavalieri”.

Il Castello.
Visibile da Piazza San Martino, posta su uno strapiombo di roccia lavica, è l’unica superstite delle Otto torri messe a guardia della Città sulla cinta muraria. Esistente già ai tempi di Federico II di Svevia, occupava probabilmente un’estensione maggiore di quella attuale. Fu sede del Giustiziere del Valdemone, diventando così luogo di detenzione di prigionieri e condannati a morte (le finestre con inferriate del lato nord si affacciano addirittura sulla Timpa di S.Giovanni, dove si innalzava il patibolo), per poi passare, attraverso alterne vicende, alle famiglie Romeo e Vagliasindi, che ne assunsero il titolo, ed infine venire destinato a carcere mandamentale. Luogo orrido e buio, con le cellette a

forno, il pozzo dei sepolti vivi che venivano calati con la carrucola, la camera della tortura, la galleria dei teschi; oggi restaurato e restituito alla cittadinanza, col suo nobile prospetto, il portale sovrastato dall’aquila sveva, la torre merlata, è stato trasformato in un centro culturale permanente, ospita mostre ed esposizioni d’arte, un’interessante collezione di Pupi siciliani, e dal 1998 è sede del Museo archeologico Paolo Vagliasindi.


La Casa di via Orto.

Da un portale in pietra lavica a tutto sesto, sormontato dallo stemma nobiliare, si accede a due cortili contigui e comunicanti. Al centro del secondo cortile campeggia una cisterna ottagonale in pomice scolpita ed intagliata, con nicchie e lavatoi (Sec.XVI-XVII).

Il Portale di via Fisauli (XIV sec.)
dove la pietra lavica cesellata artigianalmente raggiunge una estrema finezza di disegno. Via dell’Agonia, coni resti della chiesetta del XIV secolo, dal portale archiacuto, e una casa, unico esemplare rimasto di abitazione borghese del XIV secolo: la facciata presenta un portale

d’accesso a sesto acuto e delle feritoie al piano terra, due bifore al primo piano. All’interno, sempre al primo piano, due vani con il “focolare”, ed alle pareti delle interessanti nicchie trilobate in pietra lavica, che fungevano da ripostiglio («gazane»).