Natale  

Molte usanze e tradizioni legate al tempo natalizio si sono perse o dimenticate con gli anni. Ancora qualche superstite, vecchio saggio, calcola i calennuli, ovvero previsioni meteorologiche per tutti i mesi dell’anno a venire, cominciando dal giorno di S. Lucia, 13 dicembre, fino alla vigilia di Natale, basandosi sull’osservazione del tempo nelle giornate dal 13 fino al 24 dicembre, in modo che il 13 corrisponderà a gennaio, il 14 a febbraio, e così via…. o, all’inverso dal 26 dicembre al 6 gennaio.Una volta il Natale si cominciava a preparare e ad attendere soltanto dal 16 dicembre, con l’inizio della novena. I riti di preparazione oltre che nelle chiese si celebravano anche nelle strade. Si allestiva il presepe - fino a qualche anno addietro novena era sinonimo di presepe, e fari "‘a nuvena" significava allestire il presepe - addobbandolo con arance, mentre tutto il vicinato si riuniva a pregare e cantare, spesso con l’accompagnamento degli zampognari, in un momento di forte aggregazione. Da qualche anno gli abitanti di alcune strade fra le più tipiche del centro storico (via dei Caggegi, via Lanza, via Furnari, via Basiliani…) hanno rispolverato l’antica tradizione della novena, riproponendo i canti di una volta, e realizzando bellissimi presepi, anche con effetti di animazione. I più piccoli non trovavamo i doni la mattina di Natale, ma per l’Epifania: essi consistevano in giochi modesti, ma soprattutto frutta secca, dolciumi fatti nel forno di casa, e l’inevitabile carbone per i più discoli.La tradizione gastronomica di allora suggeriva baccalà fritto la sera del 24 dicembre, e per il pranzo di Natale brodo di gallina con i tagghierini (capelli d’angelo), pollo al forno farcito di pasta, e dolci caserecci, come bocconetti di pasta frolla ripiene di conserva a base di cioccolata e mandorle tritate, e nucatuli, croccanti a base di farina, uova e mandorle. Per l’Epifania, si praticava il rituale ormai estinto dei “Virginielli”: si radunavano parecchi bambini (in genere 7 maschi e 7 femmine) per un’intera giornata, a recitare il Rosario e altre preghiere in suffragio delle Anime del Purgatorio, di solito nella casa di una parente del defunto, facendoli cibare di solo pane e acqua, ma riservandosi di imbandire loro un lauto pranzo all’indomani.

Il 17 gennaio, per la festa di S. Antonio Abate, patrono di tutti gli animali, si svolgeva la benedizione degli animali domestici, ed alla fine delle funzioni sacre si scalava ‘a ntinna, sorta di albero della cuccagna, consistente in un alto tronco cosparso di sostanze scivolose (olio, cera, sego) cui erano stati appesi formaggi, salumi e pollame.

Il Carnevale offre le consuete serate di musica in piazza e cortei d maschere per il corso cittadino. Il giovedì grasso, giovedì lardaruolu, il pranzo è per tradizione a base di carni suine: maccheroni conditi col ragù di maiale, salsicce e cannoli per dessert. Il lunedì e martedì di Carnevale sono chiamati, per vecchia consuetudine, ‘i jorna r’u picuraru: secondo la leggenda, infatti, il Signore volle concederli al pastore per potersi divertire, non avendone avuto prima il tempo dovendo accudire il suo gregge. Randazzo, costruita su strati di lava, ha con l'Etna, "'a Muntagna" perantonomasia, un secolare rapporto di odio-amore, e si è sempre rivolta ai suoi Santi patroni, la Madonna e S. Giuseppe, per scongiurare le ire devastatrici del vulcano.

A San Giuseppe, patrono di Randazzo fin dal 1679, nell'anniversario dell'ultima colata lavica (17/19 marzo 1981), viene dedicata una cerimonia di ringraziamento per lo scampato pericolo, che si conclude con una fiaccolata fino alla statua, posta sulla collina di San Pietro e rivolta verso l'Etna, che lo scultore Gaetano Arrigo volle dedicare al Santo, a un anno dal drammatico evento. Fino al 2° conflitto mondiale esisteva una piccola chiesa extraurbana dedicata a questo Santo, e la festa in suo onore si concludeva portandone in processione il simulacro. La tradizione gastronomica suggerisce, per l’occasione, le zeppole di riso condite con miele e cannella.

Le Confraternite e la Settimana Santa. La religiosità del popolo siciliano ha trovato spesso espressione nei rituali della Settimana Santa, riconducibili alla dominazione spagnola, come lo sono quelle associazioni di laici, nate per fini religiosi o assistenziali, chiamate Confraternite. A Randazzo tali manifestazioni sono tuttora presenti, ed oltre ad avere una forte valenza storica sono anche indice di profonda religiosità popolare. Le Confraternite hanno radici antichissime, medioevali forse, ma la maggior parte furono create ed istituzionalizzate durante la dominazione degli Spagnoli - quando nel XVI secolo essi importarono dalla madrepatria usi e costumi della Settimana Santa - e venivano fondate, per fini corporativi, tra coloro che esercitavano una stessa arte o mestiere. I confratelli avevano come scopo la pratica della carità cristiana, si riunivano in preghiera, celebravano i funerali e si occupavano del suffragio dei confrati defunti, assistevano i poveri e gli infermi. Tali associazioni erano dotate di un proprio patrimonio, dovuto a lasciti, donazioni, eredità, legati. A Randazzo furono molto numerose, e la loro origine si colloca tra il XVI e il XVII secolo. Impossibile censirle tutte, perché, a causa dei bombardamenti del 1943, andarono smarriti tanti archivi con atti, registri, regolamenti. Oggi ne sopravvivono solo quattro: l’ Arciconfraternita del SS Crocifisso (XVII sec.), con sede in S. Martino, l’Arciconfraternita delle Anime del Purgatorio (1632), con sede in S. Nicola. (Il titolo di Arciconfraternita venne loro conferito da Roma, ma se ne ignora il motivo e la data), la Confraternita di Maria SS Annunziata, con sede nella chiesa omonima, la Confraternita di Maria SS Addolorata, con sede in S. Pietro. A queste si è aggiunta, di recente, la Confraternita del S. Cuore, già formatasi nel 1950, assente dal 1966 e ricostituita nel 1999. Esse intervengono alle manifestazioni religiose con le insegne proprie: stendardo, croce processionale, palio; i confrati indossano un camice bianco, legato in vita da un cordiglio, e la mozzetta, di colore azzurro per l’Annunziata, viola per l’Addolorata, blu per le Anime del Purgatorio, nero per il Crocifisso, rosso per il S. Cuore. Organizzavano tutte, un tempo, la festa del proprio santo (adesso solo l’Annunziata e l’Addolorata), partecipavano al Quarantore ed alla solenne processione del Corpus Domini, ma fondamentale era e resta la loro presenza durante le processioni della Settimana Santa.La sera del Lunedì Santo è S. Pietro (confr. Addolorata), ad aprire la serie delle processioni, che si snodano da secoli lungo lo stesso percorso tradizionale: via Umberto I (Piazza Sottana) e via Duca Abruzzi (Piazza Sottana), passando sotto ai tre ex monasteri benedettini di S. Bartolomeo, S. Caterina e S. Giorgio, e ciò perché potessero assistervi, una volta, da dietro le grate, le monache di clausura. Il Martedì sera è il turno della Confraternita dell’Annunziata. Il Giovedì Santo sera si svolgeva la processione r’u Signuri ‘nt’o catalettu, la statua del Cristo morto, disteso su una bara, circondato di fiori bianchi e di lampadine, e gioielli sulle piaghe, era portata a spalla dai confrati. Dopo il Concilio Vaticano II questa processione è stata spostata alla mattina del Sabato Santo. Il Venerdì mattina il corteo prende il via da S.Martino, e snodandosi lungo il consueto percorso, si sofferma per meditare le varie stazioni della Via Crucis. Alla sera, da S.Pietro, si incammina la solennissima processione, cui prendono parte tutte le Confraternite, con le insegne ed i propri figuranti, protraendosi fino a notte inoltrata, con le due varette barocche di Gesù in croce e di Maria Addolorata, portate a forza di braccia e di spalle dai devoti, nei tratti più impervi – come la ripidissima via Garibaldi - trattenute da grosse funi. I personaggi che animano queste processioni sono bambini e ragazzi in costume: S. Giovanni Battista, l’Angelo, la Veronica, le tre Pie donne, Marta, Maria e Maddalena, i due Nicodemi (Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo), ed infine i Babaluti,incappucciati in camice bianco,che rappresentano le successive fasi della Passione di Nostro Signore. Recentemente sono stati aggiunti i 12 Apostoli ed il corteo delle donne dolenti. Anche la musica della banda, cupa, ritmata, riveste un ruolo importante. Il giovedì pomeriggio, le campane vengono “legate” simbolicamente, per sciogliersi solo quando dovranno suonare per la Gloria della Resurrezione. Le funzioni, pertanto, verranno annunciate ai fedeli dal suono sordo della troccula (bàttola o crepitacolo), una tavoletta di legno con una parte metallica mobile, che batte ritmicamente. Nel pomeriggio i fedeli “girano” i Sepolcri, allestiti nelle varie chiese. Per il pranzo pasquale, il piatto forte, prima che certi usi si perdessero e si contaminassero, era costituito dall’agnello, farcito di pasta, uova e interiora, e cotto nel forno. Tipici gli agnellini di pasta reale, con lo stendardo pasquale piantato sul dorso, su un vassoio, circondati di frutta martorana. Quando non si conoscevano le uova di cioccolata, i ragazzi ricevevano ‘a cullura, un dolce di pasta di pane, di biscotto, o di nuvoletta, a forma di pupazzo, d’agnello o di cestino, decorato con uova sode, chicchi di caffè e granella di zucchero colorato. In tutte queste preparazioni alimentari si possono facilmente individuare riferimenti allegorici alludenti alla Resurrezione.‘A tempura ‘i San MarcuIl 25 aprile, giorno di san Marco, si svolgeva una festa importantissima per la comunità randazzese, così legata un tempo per il suo sostentamento e la sua sopravvivenza all’agricoltura.Una solenne processione, cui prendeva parte tutto il clero delle tre collegiate, con le insegne, ed i canonici in ermellino, muoveva da S. Maria, per raggiungere la chiesa di S. Marco, nell’omonima contrada, recitando le litanie. Sul posto, dopo la messa solenne, si impartiva la benedizione ai campi e delle biade. Subito dopo, il corteo si scioglieva, e aveva luogo la scampagnata, con grigliate annaffiate da buon vino, cui partecipavano tutti i presenti, popolo e clero.AscensioneLa sera della vigilia si lasciavano sull’uscio di casa una catinella piena d’acqua dove erano stati immersi dei petali profumati di rose (si voleva che venissero benedetti da Gesù durante la notte, mentre ascendeva al cielo), dove al mattino seguente ci si lavava il viso.Le feste dell’estateLa prima domenica di giugno si svolge laFesta di Maria SS Annunziata: viene portato in solenne processione il gruppo scultoreo con l’Arcangelo Gabriele e la Madonna Annunziata, dalla chiesa omonima, il sabato sera per il giro esterno, e la domenica per il percorso tradizionale del centro storico, seguiti dalla banda e dai fedeli.Il 24 giugno ricorre la festa di S.Giovanni Battista, venerato nella chiesa di S. Martino. La festa si svolge tradizionalmente con la processione, le celebrazioni in chiesa, concerti e fuochi pirotecnici, ma un tempo nei tre giorni precedenti sulla Timpa di S.Giovanni si svolgeva una ricca Fiera del bestiame, importante anche per i centri circonvicini. Il passaggio dei capi destinati alla vendita avveniva dall’angusta via Fiera, la più stretta arteria di Randazzo, perché, costretti così a sfilare in fila indiana, i doganieri potessero meglio procedere alla conta.

La "Vara"Alla compatrona della città, Maria SS. Assunta, è dedicata il 15 di agosto la solennità più importante dell'anno. Preceduta, la sera del 14, dalla processione col simulacro della Madonna dormiente, il giorno di Ferragosto alle 16 dalle absidi di S. Maria si muoveil fercolo della Vara, percorrendo l'intera via Umberto I.La sua invenzione si può collocare verso la secondametà del sec.XVI (Virzì) e può ricollegarsi alla Vara di Messina. E' un carro allegorico-trionfale, alto quasi 20 metri, che rappresenta, su diversi piani sovrapposti, ruotanti attorno a un asse centrale, i Misteri mariani della Morte, Assunzione e Incoronazione (così come rappresentati sulla tavola del Caniglia in S. Maria), con circa 30 personaggi viventi, ragazzi e ragazze, che sono stati sottoposti ad un rigoroso digiuno preventivo, e raffigurano la Madonna, la Trinità, gli Apostoli, Angeli e Santi. Alla base c’è ilsepolcro, ricopertodifiori, più su, tra due nuvole popolate di angeli, vi è lagrande ruotaincontinuo movimento,conS. Michele Arcangelo da una parte, e dal lato opposto, Cristo e la Madonna. Più in alto ancora, fra altri angeli, la Trinità e l'Incoronazione, ed infine il pinnacolo sormontato dalla corona con la croce. Difficile descrivere, se non vi si è assistito, l'emozione chesi provamentre il carroavanzaintuttalasuamolelungoilcorso principale inun balenìodispecchi, trainatodagrosse funi, mentre i fanciulli intonano un antichissimo inno tradizionale.Queste festa è legata all’istituzione della Fiera franca (1476), autorizzata da re Giovanni d’Aragona, che si svolgeva per ben 9 giorni (4 prima e 4 dopo il 15 agosto), attorno alla chiesa di S. Maria. Il 16 agosto si correva il Palio: queste manifestazioni si mantennero in vita fino alla seconda metà del secolo XVIII, quando cominciarono a declinare, fino a scomparire del tutto.La 3° domenica di settembreha luogo la Festa e processione della Madonna Addolorata,venerata nella chiesa di S. Pietro. Da qualche anno, in questa data, escono alternativamente la Madonna o il Crocifisso di S.Martino. A settembre, quasi tutte le famiglie di Randazzo provvedono a preparare le conserve di pomodoro per l’inverno: i pomodori essiccati al sole e conservati sott’olio, le bottiglie sterilizzate con la passata o i pelati. Quasi scomparso l’astrattu, un concentratodi pomodori passati ed asciugati al sole, fino ad assumere lo stato semisolido, che si aggiungeva in piccole dosi a sughi e ragù.La VendemmiaRandazzo mantiene tuttora una tradizione di centro vitivinicolo.La coltura della vite, e la cura della campagna in genere, ha anche dato vita ad una forma notevole di architettura rurale, che si è concretizzata in ville, masserie, veri complessi articolati dove, attorno ad una corte centrale (baglio) si snodavano i vari fabbricati, laresidenza padronale con annessi rustici vari, dimore del fattore omassaro, scuderie, magazzini, fienili, ricoveri per animali e attrezzi, palmenti, frantoi, cantine,cisterna, tutto realizzato rigorosamente in pietra lavica. Fino alla prima metà del XX secolo la vita ruotava attorno alla vendemmia, in funzione di essa esisteva l’usanza della villeggiatura, che vedeva popolarsi e animarsi di possidenti tutte le campagne, da settembre in poi, per sorvegliare il prodotto, e, finita la vendemmia, per la raccolta delle castagne e delle olive. Il progresso e la diffusione dei mezzi meccanici hanno semplificato i procedimenti di vinificazione, ma sicuramente si è perduto molto in poesia e tradizione: durante la raccolta i vigneti si riempivano di canti e richiami; le ceste di canna e sarmenti intrecciati, coffe per gli uomini adulti, cuffiniper donne e ragazzi, venivano trasportate a spalla fino al palmento, la spremitura e la torchiatura si svolgevano a forza di piedi e con l’antico sistema del torchio a chianca, un masso lavico a tronco di cono, azionato da una trave di legno incorruttibile (quercia o bagolaro), collegato ad una grossa vite in legno di sorbo, mentre il mosto veniva versato in otri di pelle,e caricato per il trasporto su carretti a trazione animale, condotti dai burdunari. Le strade del paese odoravano di mosto, e risuonavano di zoccoli. Nella pausa, si consumavano con fretta e voracità grosse fette di pani ‘i casa con le sarde, il formaggio pecorino pepatoe alivi cunzati, le verdi olive appena schiacciate e dolcificate, condite con aglio,peperoncino e altri aromi.Ancora vige l’usanza di preparare, dal mosto appena spremuto, la mostarda, da consumare sia fresca che essiccata,. L’11 novembre, per la svinatura, si preparano le zeppole di riso. Da qualche anno ha luogo la Festa di S.Martino conrelativa processione.

Rivivi il Medioevo a Luglio nel Centro Storico di Randazzo - Storie d'Armi - Corteo Storico -
Eno-Gastronomia - Taberne Medievali - Spettacoli Giullareschi - Sbandieratori e Musici.

Randazzo Arte mese di Luglio per le vie medievali del centro storico appuntamento con il rinomato concorso di pittura, scultura e fotografia, . Nelle tre giornate anche tantissima musica e la fiera dell'artigianato artistico.

Notte Bianca: mese di agosto, dal tramonto all'alba - Musica - Danza - Arte - Enogastronomia & Tanto Divertimento.
Concertini ed esibizioni di band e singoli musicisti - Saggi di danza - Corteo e musica medievale - Mostre di pittura e di fotografia - Mostra e degustazione prodotti tipici locali e vini dell'Etna - Tour guidato del centro storico - Trampolieri e giochi con il fuoco - Animazione e giochi per i più piccini - Chiese e Musei aperti ed ingresso gratuito.